LETTERATURA INGLESE

JAMES JOYCE

 

Joyce dovette lasciare l'Irlanda perché il suo genio potesse esprimersi compiutamente in un'opera che sembra trattare esclusivamente, della sua patria e della sua città natale, Dublino, e attraverso la quale quest'esiliato, che conosceva molte lingue straniere, ha tracciato la via della modernità in letteratura con innovativi giochi linguistici.
Distante dalla politica e dagli eventi della sua epoca, Joyce è tuttavia nel cuore del suo tempo grazie alla rappresentazione completamente nuova che ha saputo dare dell'uomo moderno. Rompendo gli schemi dei metodi narrativi convenzionali, ha liberato la lingua: in questo, James Joyce è uno degli autori più originali e più significativi dello XX secolo.

James Joyce, nasce a Dublino nel 1882, da una famiglia con una situazione economica non molto stabile, a causa dei debiti e dell'alcool di cui il padre era afflitto. Ebbe dieci fratelli, ma nonostante tutto riuscì a ricevere un'adeguata istruzione all'istituto gesuita Clongowes Wood College e poi al Belvedere College.
L'insegnamento appreso, lo segnerà profondamente nel suo stile, insieme all'immagine del padre che con le frequenti sbornie allegre, influenzerà il suo fine discorso umoristico, tipico del linguaggio irlandese. La fede nell'arte si sostituisce presto a quella religiosa e nel romanzo "Dedalus, ritratto dell'artista da giovane", Joyce descrive in modo autobiografico la sua giovinezza.
A sedici anni entra all'università, dove studia lingue moderne. Riesce a farsi una certa fama scrivendo un saggio su Ibsen. Nel 1902, dopo il diploma, parte per Parigi per studiare medicina, ma lascia ben presto gli studi.
Rientra a Dublino nel 1903 per assistere la madre ammalata, che morirà in agosto. Questo problema si sommerà ai problemi derivanti dall'alcool, dalla mancanza di denaro e ai problemi politici irlandesi.
Dopo essersi sposato, si trasferisce a Pola e poi a Trieste, ma con molti problemi, che non gli consentono di scrivere molte opere. Alla fine di molti spostamenti in Italia, troverà sede in Svizzera a Zurigo. I problemi di soldi e di casa non sono finiti, ma riesce pian piano a riprendere la sua produzione letteraria.
Oltre ai problemi di schizofrenia della figlia, si aggiunsero quelli della sua imminente cecità, che lo costrinsero a molte operazioni. L'abuso di alcool diventò ancora una volta, una sorta di fuga dalla realtà. Molto indebolito dalla sua vita, morirà nel gennaio del 1941 a Zurigo in piena seconda guerra mondiale.

 

Lo stile


Joyce rivoluzionò completamente lo stile narrativi del XX secolo, introducendo nuove tecniche stilistiche, assolutamente originali.
In accordo con i progressi scientifici della relatività, viene a cadere il narratore omniscente, che viene smembrato dalla narrazione di più punti di vista. La vecchia concezione dell'assolutezza del narratore, passa alla relatività dei pensieri, alla multipla concezione della storia. La dimensione del tempo viene organizzata non più attraverso la concezione cronologica, ma passato, presente e futuro vengono concepiti con il meccanismo dell'associazione delle idee.
L'analisi della società diventa asettica per svelare, nel modo più impersonale possibile, l'essenza del fenomeno e, in generale, della vita. Per questo motivo Joyce tende a non far trasparire dalla narrazione alcuna considerazione personale, cercando, di fornire tutti gli elementi necessari affinché il lettore possa raggiungere autonomamente la coscienza della realtà nel suo fluire e divenire. Il realismo diventa quindi di assoluta importanza, al fine di non interferire con l'idea che il lettore deve costruirsi per comprendere la storia.

Per conseguire questo risultato l'autore adotta, nella sua opera maggiore "Ulysses", rivoluzionarie tecniche narrative tra cui lo stream of consciousness o monologo interiore, che porta il lettore a una dimensione narrativa, interna al personaggio.
Questa tecnica si basa sul flusso di coscienza, ossia la trascrizione a parole di ciò che il personaggio sta pensando, senza tenere conto della forma, della logica e della forma del discorso. Diventa così molto difficile capire ciò che il personaggio vuole esprimere, ma Joyce vuole esporci le riflessioni interiori dell'uomo e esprimere una profonda analisi della mente umana, in concordanza con le nuove tecniche psicoanalitiche che si stavano delineando in quell'epoca, con le ricerche di Freud.
Il linguaggio di questi flussi, sono lo specchio del livello psicologico e culturale del personaggio, in quanto si adatta sia nel vocabolario sia nella sintassi, propria della singola persona.

Un'altra tecnica ricorrente in Joyce, è l'epifania, presente soprattutto in "Dubliners". L'epifania è quel momento della vita, in cui una persona scopre dei significati nascosti nelle cose o nei sentimenti, che cambiano completamente il modo di pensare di un personaggio. In "Eveline", questa scoperta, avviene quando si innamora di un marinaio e scopre un'altra vita, al di fuori di dove abita.
All'epifania, spesso si accompagna il tema della fuga, per scappare dalla vecchia vita e rifarsene una nuova, scaturita dall'apprendimento di nuove idee. Il passato è però troppo forte, tale da riportare indietro i personaggi di Joyce.
L'elemento della fuga è molto autobiografico, poiché Joyce si autoesiliò dall'Irlanda, che non volle e non riuscì più a vedre dopo essersi sposato.

I temi più cari furono quelli legati ai vari stadi di vita dell'uomo, come l'adolescenza e la maturità, fra loro sia contrapposti che connessi. In "The potrait of the Artist", si ha la crescita della capacità intellettuale di Stephen Dedalus, collegata alla vera vita di Joyce, in quanto quest'opera è assai autobiografica. In Ulysses, troviamo ancora uno Stephen, sottoforma di Leopold Bloom, ma più maturo, come la crescita interiore dell'autore.

Ulysses

Ulysses è una ricostruzione distaccata della vita e della gente di Dublino in un complesso romanzo realistico-simbolico, dove la struttura narrativa, la scelta dei personaggi e le variazioni stilistiche dilatano la storia dublinese fino a farne uno spaccato della vita umana e dei suoi dilemmi.

Il racconto ricopre l'arco di una giornata (il 16 giugno 1904 ) nella vita di un gruppetto di figure dublinesi, ma grazie alla tecnica del "monologo interiore" e del "flusso di coscienza" vengono superati quegli angusti limiti di spazio e tempo e si svela l'intera storia dei due personaggi principali. Questi sono Leopold Bloom, uomo qualunque, medio sensuale, di mentalità ancora positivistica e alla continua ricerca di certezze scientifiche e rapporti umani, e Stephen Dedalus, giovane artista alienato, di impostazione idealistica impegnato anche lui in un'opposta indagine che coinvolge, però, valori spirituali e che alla fine, come per Bloom, non darà alcuna risposta. Finalmente i due si incontrano: Bloom salva Stephen da una squallida rissa di ubriachi e lo porta a casa propria, ma Stephen non vuole restare e se ne va lasciando Bloom a letto con l'infedele moglie Molly. L'opera si conclude con il lunghissimo monologo di Molly Bloom che riflette sulle proprie esperienze di donna, affondando il romanzo nella sfera della sessualità. Nella sua molteplicità di piani, situazioni e temi tra cui spiccano la solitudine e l'alienazione prodotta nell'uomo dagli innaturali ritmi di lavoro industriale, la storia come incubo e distruzione, il sesso nella realtà e nella fantasia,e ancora la colpa, il rimorso, la nostalgia, Joyce ,analizzando la città che secondo lui costituiva il centro della paralisi, riesce a delineare, invece, l'intera avventura dell'uomo moderno estendendo, così, la sua analisi a tutta la civiltà contemporanea.