STORIA ARTE

IL CUBISMO

Cubismo

La storia

Picasso:

Il bambino prodigio

Un pittore dell'avanguardia artistica

Il pellegrinaggio alle fonti

Les demoiselles d'Avignon

Picasso cubista e surrealista

Eros e Thanatos

La donna e la pittura di Picasso

Braques

Galleria

 

Cubismo

L'inizio del novecento fu un vero e proprio crogiolo di nuove forme artistiche. Dopo le varie sperimentazioni e affermazioni, come l'impressionismo e l'espressionismo, si aprì la strada a un'altra corrente artistica: il cubismo.
Questo stile fu influenzato indirettamente dagli sviluppi della scienza dell'epoca, anche se molti artisti cubisti dichiararono che queste innovazioni non furono determinanti per le loro opere.
La corrente in questione si caratterizza per la sua nuova concezione della rappresentazione della realtà, perché si cerca di immettere nel dipinto la visione di un soggetto, da vari punti di vista.
Questa è la visione della realtà che ha la mente, prima ancora di elaborarla per farcela vedere come una singola immagine.
Infatti, l'immagine che noi vediamo della realtà è composta da due immagini, una per occhio. Con il cubismo si va ben oltre, perché i punti di vista divengono molti. Tutto questo porta la pittura, non più alla visione della realtà soggettiva, ma si cerca di vederla attraverso la sua totalità, introducendo il concetto della quarta dimensione, sia intesa come spaziale che come temporale.
Se giriamo intorno ad un solido, ne vedremo la sua totalità, ma per farlo abbiamo fatto trascorrere del tempo. Questo tempo si trasforma in una dimensione spaziale sul dipinto, perché la pittura non può dare il concetto del tempo, ossia non può muoversi. Così nel dipinto troveremo la stessa figura, sovrapposta con altre immagini di se stessa, ma vista da angolazioni diverse. Si può pensare al cubismo, come la ricerca della scomposizione delle figure, per esempio di un cubo. La scomposizione sul piano di un cubo, è fatta di una croce latina formata da sei quadrati. Questa scomposizione si può fare per tutti i solidi, ma appaiono assai diversi da come noi li vediamo.
Per rendere più semplice e comprensibile tutto il meccanismo, è necessario semplificare le figure, individuandone i volumi di base, per poi disegnarne le varie angolazioni. Il risultato è un disegno che assomiglia a quello di un bambino, perché si viene a perdere l'imitazione particolareggiata della realtà, in quanto le curve vengono limitate al minimo.
Il meccanismo si complica nella scultura; con la possibilità di visualizzare una terza dimensione, si perde un po' di quello che il cubismo voleva proporre. Comunque si tentò, con successo, di far vedere in una figura statica, in movimento, attraverso la sovrapposizione dei volumi. Anche qui i volumi risultano semplificati, quindi il solido tende a sfaccettarsi e a intersecarsi con più piani

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La storia

Nella pittura di Cezanne, si passa dall'impressionismo, all'individuazione dei volumi. Nei suoi quadri troviamo che i personaggi sono costituiti da volumi ben definiti, come il cilindro o il cubo, ma questo non si poteva definire ancora cubismo, perché il punto di vista era sempre quello del pittore.
I primi artisti a introdurre il concetto cubista, furono Picasso e Braque, che grazie alla loro stretta collaborazione, riuscirono a produrre questo nuovo stile.
Le prime opere raffiguravano i soggetti individuati da volumi essenziali, determinando il cubismo primitivo, dove si percepisce ancora la profondità del disegno. L'inizio del cubismo, si fa risalire alla prima esposizione del dipinto di Picasso "Les demoiselles d'Avignon".
Alla fine del 1909, inizia il cubismo analitico, che diede il massimo splendore di questa tecnica. È caratterizzato dalla marcata sfaccettatura dei piani. L'oggetto viene "rotto" e analizzato nelle sue minime parti, usando molte volte colori inverosimili.
Dopo solo un anno, si passa a un'altra forma del cubismo, quello sintetico. Qui si può ricostruire la forma sminuzzata, in una forma essenziale, presentata da ancor più punti di vista. La figura è costituita dal suo profilo intero o parziale. Si ha quindi molta più libertà a disposizione e meno regole da seguire.
Si può confrontare il cubismo analitico con quello sintetico, come la differenza fra scienza e arte.
La scienza non può far a meno di seguire certe regole, per analizzare e descrivere la realtà, mentre l'arte segue la libertà dell'artista, senza regole rigide.

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PICASSO

Considerato come il pittore più celebre del XX secolo. Egli non smise mai, fino all'ultimo attimo della sua vita, di produrre un'arte sconcertante e sovrabbondante, né di alimentare controversie e discussioni, come nessun altro artista aveva fatto fino ad allora. Era ritenuto da molti l'incarnazione stessa dello spirito del male teso a distruggere la tradizione artistica, ma già a partire dagli ultimi quindici o vent'anni della sua vita, per le nuove generazioni, egli non faceva più parte dell'avanguardia. Il mito della costante originalità e vigoria della sua arte, ampiamente sostenuto dalla stampa internazionale e dai suoi numerosi ammiratori, non poteva più nascondere il reale e sensibile inaridimento della sua vena creativa, soprattutto in ambito pittorico. In effetti, in confronto ai profondi sconvolgimenti che le sue opere avevano provocato nel campo dell'arte nella prima metà del Novecento, la sua più recente produzione appariva normale, se non addirittura conservatrice. Tuttavia, ciò non diminuisce la straordinaria importanza dell'artista negli anni 1907-14 e 1926-34, né il suo contributo decisivo allo sviluppo del cubismo e in seguito del surrealismo. Nella seconda metà del secolo, Picasso aveva solamente cessato di essere un artista rivoluzionario per divenire un simbolo remoto, senza più legami reali con le problematiche dell'arte.

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Il bambino prodigio

Nei primi anni della sua formazione artistica, il giovane Picasso ha un eccellente maestro nel padre, pittore e professore di disegno (a Malaga, a La Coruña, poi a Barcellona), che intuisce il genio precoce del figlio. Di fatto, quest'ultimo non tarda ad affermarsi e, benché le opere del periodo tradiscano ancora una certa goffaggine nella composizione, l'acquisizione accademica del "mestiere" si dimostra già straordinaria, soprattutto nei ritratti. L'opera Scienza e Carità del 1897 (Museo Picasso, Barcellona), che riceve una menzione onorifica all'Esposizione nazionale di belle arti di Madrid e una medaglia d'oro a Malaga, testimonia che questa acquisizione ha ormai raggiunto la perfezione. La trasformazione di Picasso da pittore accademico ad artista d'avanguardia si attuerà attraverso l'esempio di Thèophile-Alexandre Steinlen e di Toulouse-Lautrec, nonché grazie all'atmosfera culturale creata dal movimento dell'Art nouveau, diffusosi allora a livello internazionale e sensibile sia a Barcellona sia a Parigi.

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"Un pittore dell'avanguardia artistica"

Picasso non ha mai negato di essere stato, secondo le sue stesse parole, "un pittore dell'avanguardia". I suoi esperimenti lo condurranno a una sintesi tra un certo verismo che pone l'accento sugli aspetti più miserabili e drammatici della vita, caratterizzato dalla scelta di soggetti popolari e patetici (bambini, mendicanti, infermi, madri sofferenti), e un trattamento decorativo dell'immagine derivato dal "sintetismo" di Gauguin e degli artisti di Pont-Aven, che una quasi totale monocromia (in blu e color carne) spinge verso l'idealismo. Dal 1901 al 1904 si sviluppa quello che più tardi verrà definito il "periodo blu" di Picasso. Esso corrisponde a un momento particolare della sua vita, nel quale il giovane pittore vive tra Barcellona e Parigi (dove si reca per ben tre volte dal 1900 al 1903). Nel 1904, Picasso si stabilisce definitivamente a Parigi e trova uno studio nel famoso "Bateau-Lavoir" di rue Ravignan, prendendo così una decisione di importanza capitale in quanto nella vita culturale parigina, la sua arte trovò innumerevoli stimoli fecondi. Risale a quest'epoca l'incontro, per lui decisivo, con la poesia, nella persona di Guillaume Apollinaire, Max Jacob e, un po' più tardi, di Pierre Reverdy. Il meraviglioso testo che Apollinaire gli dedica nel numero di La Lume del 15 maggio 1905, suggella il profondo legame (generalmente trascurato dai critici) tra Picasso e la poesia. È allora che la pittura dell'artista inizia a trasformarsi: siamo nel "periodo rosa".

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Il pellegrinaggio alle fonti

A dire il vero, si può a malapena parlare di un "periodo rosa", ma è innegabile che a partire dal 1905 Picasso si liberi dagli eccessi del sentimentalismo che aveva caratterizzato le sue opere precedenti e che da allora gli ocra, le terre, i rossi comincino a scaldare la sua fredda tavolozza. I saltimbanchi sognanti che egli dipinge a quel tempo non rivelano solamente l'amore del pittore per il circo, ma anche una visione meno esasperata della vita (legata forse alla diminuzione della miseria degli anni vissuti a Montmartre) e una modificazione della sua teoria estetica. In particolare, cambia la relazione tra il soggetto e la pittura. Fino al 1905, cioè, la pittura non aveva altra funzione che quella di descrivere il soggetto, senza escludere una deformazione espressionistica, ma tuttavia con gran rispetto per la realtà descritta. In seguito, tendono ad affermarsi le emozioni propriamente materiali della pittura: così, un particolare tocco di rosso viene ad avere la stessa importanza del sentimento della malinconia o della tenerezza materna. Inoltre il disegno tende a essere semplificato. Picasso non pensa certamente di eliminare dai suoi quadri la rappresentazione delle emozioni: al contrario, gli pare più giusto esprimere i sentimenti invece di descriverli. Impegnato a rafforzare l'intensità del suo linguaggio pittorico, egli incontrerà naturalmente sul suo cammino l'espressionismo proprio delle arti primitive, tese soprattutto a mettere in risalto le dimensioni sovrumane del sacro. Sia che si ispiri all'arte africana od oceaniana, all'arte iberica o all'arte romanica della Catalogna (richiamandosi addirittura al Greco), Picasso non fa che confermare la propria volontà di sostituire lo spirito del sentimento alla sua rappresentazione letterale. Ma, curiosamente, questo periodo di transizione primitivista lo conduce a una espressività pura, molto lontana dalla figurazione.

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"Les demoiselles d'Avignon"

L'influenza del primitivismo inizia ad agire sulle concezioni estetiche di Picasso nel 1906 a Gósol, durante un'estate trascorsa in Catalogna. Essa raggiunge il culmine con la lunga elaborazione di Les Demoiselles d'Avignon (fine del 1906 - autunno del 1907, Museum of Modern Art, New York). Questo quadro è senza dubbio il primo esempio di un'opera che s'impone innanzitutto come rottura, come lacerazione, come dissonanza; prima di allora non era mai avvenuto niente di simile né nell'arte di Delacroix, né in quella di Courbet, di Manet, di Cézanne o di Van Gogh, nelle cui opere si manifestava ancora un certo desiderio di armonia, un tentativo di piacere e di convincere. Ancora oggi, le Demoiselles d'Avignon appaiono come un irreparabile affronto inferto alle tradizionali regole della pittura: lo scandaloso trattamento usato nella rappresentazione del viso delle due donne sulla destra della composizione ha permesso qualsiasi libertà stilistica alla pittura successiva di Bacon, di Kooning o di Dubuffet, ma non è più stato uguagliato, se non da Picasso stesso; quanto alla violenza imposta allo spazio pittorico, una volta ammessa, ha dato inizio a una serie ininterrotta di sconvolgimenti spaziali, nell'arte di Kandinskij, di Mondrian o di Polock. I detrattori di Picasso affermano che questo quadro ha definitivamente aperto la strada all'arbitrario, su cui, in ultima analisi, si fonda la maggior parte dell'arte moderna: ormai, l'artista si concede qualsiasi licenza sia nella concezione dell'opera sia nella sua esecuzione. Non si può far a meno di pensare che questa manifestazione dei diritti inderogabili dell'artista costituisca l'elemento ambiguo di tutta l'opera successiva di Picasso, stretta tra l'ansia di espressività dell'autore e le esigenze strutturali del quadro. Liberatosi presto da questi problemi, Picasso entra in contatto con l'opera del grande artefice della pittura moderna, Cézanne, mentre risente ancora l'influenza dell'arte primitiva del cosiddetto "periodo negro". A conclusione di questa fase, l'esempio di Cézanne lo porterà a inventare il cubismo; tuttavia al termine del periodo cubista, la sua tendenza all'espressionismo senza ostacoli gli farà svolgere un ruolo non trascurabile nell'ambito della pittura surrealista.

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Picasso cubista e surrealista

In effetti, il cubismo di Picasso (ma anche quello di Braque) si disinteressa rapidamente dell'oggetto figurato. Il tocco costruito di Cézanne, la sua geometrizzazione dello spazio conducono non già a un'integrazione razionale del soggetto osservato (natura morta, ritratto o paesaggio) al supporto, come nel caso del maestro di Aix, ma a una pittura di tipo puramente irrazionale che, non contenta di liquidare rapidamente il soggetto, struttura lo spazio immaginario del quadro. Sembra che il cubismo di Picasso si opponga all'arte di Cézanne come l'idealismo al materialismo. Ma, nel 1912, Picasso ha un ripensamento che lo riconduce all'oggetto, grazie alla tecnica del collage, mediante la quale il mondo esterno entra nella pittura. L'uniformità dei colori del cubismo detto "sintetico" costituisce un ulteriore tradimento nei confronti di Cézanne, questa volta a favore di Gauguin. L'esperienza cubista ha messo fine alla dissociazione, introdotta durante il "periodo rosa", tra la rappresentazione letterale e lo spirito delle forme: quando l'artista desidererà di nuovo "trattare" un soggetto (per esempio, dipingere una donna), potrà ormai farlo senza più preoccuparsi di rispettare la logica delle strutture anatomiche. Lasciando da parte il "ritorno a Ingres" del 1915, la collaborazione ai Balletti russi a partire dal 1917 e il periodo detto "pompeiano", caratterizzato dalla raffigurazione di pesanti matrone, sembra esserci, dunque, una perfetta continuità tra la pittura cubista di Picasso e la sua pittura di carattere surrealista, che s'inaugura nel 1925 con La danza (Tate Gallery, Londra) e che prosegue praticamente per una ventina d'anni, con un'estrema libertà nei confronti dei principi anatomici. Non è un caso se, durante questi vent'anni, il corpo e il viso della donna costituiscono i temi favoriti di Picasso: incoraggiandolo a seguire i suoi istinti più profondi, il surrealismo facilita la rappresentazione plastica dei suoi desideri erotici, in cui si mescolano tenerezza e sadismo.

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Eros e Thanatos

In questo periodo, e soprattutto a partire dal 1931 (al castello di Boisgeloup, nell'Eure), la scultura comincia ad assumere un ruolo molto importante nell'attività artistica di Picasso. In passato l'artista aveva già creato alcune opere plastiche, tra cui una Testa di donna del 1909 e numerose costruzioni realizzate in materiali diversi dal 1912 al 1914. Ma non sorprende che il ricorso sempre più erotizzato all'oggetto, e in particolare all'oggetto donna, si traduca ben presto nelle tre dimensioni con uno sviluppo di creatività tale per cui molti ritengono che Picasso scultore sia altrettanto grande, se non addirittura più grande, di Picasso pittore (lavorazione del ferro, assemblaggio degli oggetti e modellatura). Peraltro, benché nella sua produzione del periodo prevalga l'ispirazione voluttuosa, egli s'interessa anche ai problemi del tempo (si pensi innanzitutto allo scoppio della guerra in Spagna). Il celebre quadro Guernica (1937 Carsón del Buen Retiro, Madrid) riflette curiosamente non soltanto la profonda indignazione dell'artista per il bombardamento della città basca da parte dell'aviazione nazista, ma anche la propria situazione sentimentale, segnata dall'amore per tre donne contemporaneamente. Visi di donne dai tratti distorti dall'angoscia e non già rallegrati dalle gioie amorose si succedono nella sua opera fino al 1944, connessi in parte alla travagliata storia della compagna dell'artista, Dora Maar, che stava attraversando un momento particolarmente infelice. Mentre si svolgono molto vicino all'atelier dell'artista, in rue des Grands-Augustins, i combattimenti per la liberazione di Parigi, Picasso dipinge un Baccanale (collezione privata) che s'ispira a Poussin e poco tempo dopo aderisce ufficialmente al Partito comunista francese. Questa adesione lo porterà a eseguire alcuni quadri "impegnati", come il Massacro di Corea (1951, collezione dell'artista) o le allegorie di La Guerra e la Pace (1952, Vallauris) e anche a pubblicizzare, grazie alla sua celebre Colomba, il Movimento della Pace.

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La donna e la pittura di Picasso

Il breve periodo felice, dovuto all'incontro con Françoise Gilot e alla fine della guerra, è caratterizzato dal quadro Joie de vivre (o Pastorale) dipinto ad Antibes (1946, Museo Grimaldi, Antibes). Straordinarie sculture si succedono, da l'Uomo con l'agnello (1944, eretto a Vallauris nel 1950) a la Capra (1950) anticipazione delle figure di lamiera piegata e dipinta del 1960-63. Nel 1947, l'artista inaugura a Vallauris una nuova e feconda attività, quella di ceramista. Nel 1950, Le signorine in riva alla Senna (Kunstmuseum, Basilea), che si rifà a Courbet, è forse l'ultima opera ricca d'inventiva di Picasso e segna l'inizio di un periodo di riflessione sui capolavori della pittura, durante il quale l'artista dipingerà una serie di varianti delle Donne d'Algeri (1954-55) di Delacroix, di Las Meniñas (1957) di Velázquez del Déjenuer sur l'herbe (1960-61) di Manet e delle Sabine (1962-63) di David. Oltre a meditare sui grandi pittori del passato per tentare forse di scoprire i loro segreti o di compararli ai suoi, la donna e il mistero della carne diventano i suoi maggiori interessi. Nel corso degli ultimi anni della sua vita, sia nella pittura sia nell'incisione (anch'essa ugualmente abbondante), il tema che l'artista predilige è il rapporto tra il pittore e la donna, generalmente nuda, della quale fa il ritratto. Si deve riconoscere a Picasso il merito di aver consacrato i suoi ultimi sforzi a mettere instancabilmente in luce il significato essenzialmente amoroso del gesto pittorico.

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GEORGE BRAQUES

Braques naque ad Argenteuil nel 1882, suo padre e suo nonno erano titolari di un'impresa di verniciature edili. Nel 1890, la famiglia si trasferì a Le Havre e nel 1893 Braque si iscrisse al liceo di questa città. In seguito studiò all'Accademia di belle arti, dove conobbe Othon Friesz e Raoul Duffy. Nel 1899, fu allievo di un pittore decoratore di Le Havre e nel 1900 si trasferì a Parigi dove lavorò come apprendista presso un altro artigiano. La sera frequentava un corso di disegno. Nel 1902, all'accademia Humbert incontrò Francis Picabia e Maria Laurencin. Al Louvre s'innamorò dell'arte egiziana e dell'arte greca; visitò assiduamente il museo del Lussemburgo, la galleria Druet e la galleria Vollard. Fu allievo per qualche settimana di Lèon Bonnat alla Scuola nazionale superiore di belle arti (1903); terminati gli studi, decise di dedicarsi alla pittura. Lasciò il suo studio di via Orsel per eseguire dei paesaggi in Bretagna e in Normandia (Honfleur, Le Havre) e iniziò ad esporre nel 1906. Compì un viaggio ad Anversa in compagnia di Othon Friesz, dove realizzò le sue prime opere secondo i principi del fauvismo. Nel 1907, espose le tele che aveva dipinto a Estaque e a La Ciotat. Ricevette parecchi consensi e strinse amicizia con Andrè Derain, Maurice de Vlaminck, Henri Matisse e D.H. Kahnweiler, un mercante di quadri che gli offrì il suo aiuto e lo presentò a Guillaume Apollinaire, attraverso il quale conobbe Picasso che stava iniziando a dipingere Les Demoiselles d'Avignon. Dopo l'incontro con Picasso e Apollinaire, Braque si staccò dal fauvismo per diventare uno dei promotori del cubismo "analitico". Nel 1908 si recò a l'Estaque, dove fu raggiunto da Raoul Dufy. La sua prima mostra personale fu allestita alla galleria Kahnweiler, poiché gli era stato rifiutato il Salon d'Automne, e la prefazione del suo catalogo fu scritta da Apollinaire. Nel Gil Blas del 14 novembre, il critico Louis Vauxcelles pubblicò un articolo nel quale le opere di Braque venivano descritte come tele composte da tanti piccoli "cubi": da qui il nome, inizialmente umoristico, della nuova scuola. Nel 1911 a Cèret, in collaborazione con Picasso, approfondì le ricerche di ordine già cubista, iniziando quella fase che verrà chiamata cubismo "ermetico" caratterizzata dall'introduzione, nelle tele, di lettere e numeri. Nel 1912 in una cittadina nei pressi di Avignone, i due eseguirono, sempre in collaborazione, i primi "collage", passando così al cubismo "sintetico", in cui la volumetria delle forme si attenuava in una fitta trama di rapporti tra linee e piani, sui quali venivano talvolta applicati ritagli di carta (papier-collè), sabbia, o imitazioni di marmo e di legno. Dopo la Prima Guerra mondiale, cui partecipò riportandovi anche gravi ferite, riprese la sua attività e conobbe Juan Gris, che diede un contributo notevole al cubismo sintetico, ed Henri Laurens. Quello stesso anno pubblicò nella rivista Nord-Sud, diretta da Pierre Reverdy, Pensèes e Reflexions sur la peinture. Nel 1919 organizzò una grande mostra presso la galleria di Lèonce Rosenberg. Nel 1920, Braque espose da Kahnweiler alcune tele e la sua prima scultura: un Nudo in piedi (stucco). Collaborò con Erik Satie per Piége de Mèduse, incisione su legno. Nel 1925 si stabilì in una casa costruita per lui da Auguste Perret, dove sviluppò l'ultima fase della sua arte, la fase classica. Morì a Parigi nel 1963.

L'oggetto reale diventava il pretesto di una costruzione plastica molto preziosa dal punto di vista della materia e molto curata dal punto di vista dell'esecuzione; Braque continuò ad approfondire le sue ricerche di eleganti ritmi lineari, con accordi più gravi di colore, cercando di suscitare un'armonia quasi musicale. I temi che da lui prediletti, oltre alle nature morte, furono: Canéphores et Cheminées (1922); Guéridons, nature morte su tavolo rotondo, (1926); Barques (1929); Ateliers (1939); Billards (1944); Oiseaux (1948); Terrasses (1949), eseguite in serie e in cui ogni elemento è una creazione a sé. Nel 1924, eseguì gli scenari di Salade per i balletti del conte di Beaumont; nel 1923 e nel 1925, disegnò gli scenari dei Föcheux e di Zèphire et Flore per Sergej Diaghilev. Nel 1931 produsse alcuni bassorilievi in stucco policromati raffiguranti figure mitologiche e acqueforti per la Teogonia di Esiodo. Nel 1933, a Basilea, ebbe luogo un'esposizione riassuntiva delle sue opere, che fu ripetuta in seguito, nella maggior parte delle grandi capitali. Nel 1937, Braque vinse il premio Carnegie alla mostra internazionale di Pittsburgh e nel 1948 ottenne il primo premio per la pittura alla Biennale di Venezia. Inoltre decorò il Mas Bernard a Saint-Paul-de-Vence e disegnò le vetrate della cappella di Varengeville (1953-54). Dipinse un soffitto del Louvre, quello della sala Enrico I (grandi uccelli stilizzati, 1952-53). Creò alcune sculture in bronzo e disegnò dei gioielli. Nel 1960, fu organizzata una mostra retrospettiva della sua opera grafica (stampe e illustrazioni di libri). Con il titolo di Le jour et la nuit (Gallimard, 1952) Braque pubblicò i suoi "Cahiers", una raccolta di brevi riflessioni estetiche e morali scritte tra il 1917 e il 1952. Braque affermava che, nell'arte, conta una cosa soltanto: "Quella che non si può spiegare". I suoi più cari amici furono poeti: Blaise Cendrars, Apollinaire, Jean Paulhan, Francis Ponge, Renè Char che apprezzarono la sua capacità di esprimere la spiritualità della materia e lo lodarono perché seppe creare "una poetica dello spazio".

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